lunedì 9 marzo 2015

I paninari

Nella Milano degli anni '80 del '900, molti adolescenti erano divisi in gruppi: c'erano i “paninari”, i “cinesi”, i “metallari”, i dark e i punk. Ciò che li contraddistingueva maggiormente era l'abbigliamento.

Il perfetto paninaro, pure con la moto tra loro più in voga: la Zundapp (in alternativa, la Cagiva)

Si dice che i paninari presero il nome dal primo luogo dove solevano ritrovarsi: il bar Al panino in Piazza Liberty. Ma per la maggior parte della gente erano tali perché frequentavano il Burghy, fast food di Piazza San Babila.


Prima di allora, negli anni '70, quello era stato il baluardo dei giovani fascisti milanesi, e anche molti paninari manifestavano simpatie di destra, più o meno estrema.
Non era però quella politica la connotazione principale dei paninari, bensì un edonismo spinto, in molti casi facilitato dall'appartenenza alla benestante borghesia cittadina.

Tre protagoniste di Sposerò Simon Le Bon, film del 1986 di ambientazione paninara. Simon Le Bon era il cantante dei Duran Duran

La manifestazione di tale edonismo, oltre a una superficiale musica pop come quella dei Duran Duran, era appunto l'abbigliamento; il più tipico: scarpe Timberland, prima polacchine arancioni al malleolo e poi anche stivaletti gialli tipo anfibi o calzature “da barca” per l'estate; calze Burlington a quadri d'ispirazione scozzese, jeans azzurri Stone Island o Armani con risvolto in basso, cintura El Charro, magliette e felpe Best Company, piumino Moncler o giubbotto di pelle Schott o cerata Harry Lloyd, occhiali da sole Ray Ban, zainetto Invicta; per le femmine: stivali Durango, borsa e accessori Naj-Oleari.

Polacchine Timberland Chukka

Timberland tipo anfibi

Timberland invernali basse

Calze Burlington

Cintura El Charro

Felpa Best Company

Piumino Moncler

Giubbotto Schott

Cerata Harry Loyd degli anni '80

Zainetto Invicta

Borsa Naj-Oleari

Come sempre, fiorirono le imitazioni, per gli “pseudo-paninari vorrei-ma-non-posso”; per esempio le scarpe Lumberjack. Davvero una cattiva scelta, perché attirava come poche il disprezzo dei “veri” paninari. Tanto più che non erano poi così inarrivabili economicamente i loro vestiti. Non tante famiglie che avevano i soldi per pagare a un figlio le scuole superiori, non ce li avevano per fornirgli un completo da paninaro che durasse tutti e cinque gli anni di studio.

Scarpe Lumberjack

Certi genitori pensavano tuttavia che, pur avendoli, fossero soldi sprecati quelli spesi per simili capi, solo a causa di una moda a loro parere insulsa. Così non si mettevano nei panni dei loro figli, per i quali, come per quasi tutti gli adolescenti, l'appartenenza a e l'accettazione in un gruppo, anche attraverso i suoi segni distintivi, era fondamentale.

Il cabarettista Enzo Braschi interpretava il personaggio del paninaro nel programma comico televisivo Drive in, ma non c'entrava molto coi paninari veri

Ma ecco che, anni dopo, un docente universitario di psicologia difende questa scelta genitoriale, raccontando che lui stesso ha negato a suo figlio adolescente quelle scarpe che egli desiderava perché di moda fra i suoi compagni.
Ha ragione il docente o è stato asintonico pure lui, nonostante tutti i suoi studi e competenze teoriche?
Comunque, cosa sono diventati gli ex paninari? Saranno cambiati i loro modi di pensare, avranno perso un po' della loro spocchia o del loro edonismo, tenendo conto che l'adolescenza, in quanto “seconda infanzia”, tende a lasciare tracce durature nella persona?

Quest'uomo alle scuole superiori era un paninaro perfetto, con tanto di antipatica spocchia e iscrizione al Fronte della Gioventù (foto tratta da Linkedin)

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